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I cimiteri sono musei a cielo aperto


I cimiteri custodiscono i morti, ma raccontano molto dei vivi. Sono luoghi in cui si prega, si piange, si cerca un collegamento con i defunti e si richiama il nostro passato vissuto insieme ai nostri cari che non sono più. Ma sono anche dei musei a cielo aperto che raccontano storie individuali e collettive, culture, tradizioni.

La storia della sepoltura inizia con l'uomo primitivo, tuttavia i cimiteri, per come li conosciamo noi oggi, hanno storia recente. Il primo cimitero pubblico moderno, il primo in Europa ad essere aperto a tutte le classi sociali, fu edificato nel 1783 a Palermo, nel Regno di Sicilia: il Cimitero di Sant'Orsola.

Un po' di storia

Nel 1804, per ragioni principalmente sanitarie e per volere di Napoleone, viene emanato l’editto di Saint-Cloud.
Fino ad allora i morti venivano sepolti principalmente all’interno delle chiese (soprattutto i nobili e il clero) o nei pressi, anche in fosse comuni. Ma lo spazio era poco, la mortalità molto alta e quindi era un aprire e chiudere continuo di botole varie, spesso mal sigillate, da cui uscivano miasmi nauseabondi e assolutamente non salutari.
Il provvedimento di Napoleone stabiliva che i cimiteri dovessero essere costruiti lontano dai centri abitati, al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e ventilati, possibilmente in posizioni sopraelevate.
Oltre alla motivazione igienico-sanitaria ce ne era un’altra di tipo pratico, legata alla possibilità di avere più spazio per le sepolture.
Secondo l'editto le tombe avrebbbero dovuto essere tutte uguali, senza statue, in modo da annullare le differenze fra ricchi e poveri almeno dopo la morte. Tuttavia, vari intellettuali come Pindemonte e Foscolo denigrarono il fatto che persone illustri rischiassero di non venir ricordate e di giacere accanto ai malfattori in sepolture anonime o poco visibili, per cui questo ultimo aspetto viene gradualmente abbandonato, tanto che i nostri cimiteri, soprattutto i cimiteri monumentali, divennero addirittura un terreno di gara fra famiglie a chi aveva la tomba più sfarzosa.

Necroturismo

La tafofilia indica un interesse morboso e patologico per le tombe e i cimiteri, ma molte persone amano passeggiare tra tombe e mausolei, leggendo epitaffi e ammirando monumenti funebri.
Basti pensare al Cimitero Monumentale di Milano, in cui i visitatori fotografano i monumenti sepolcrali di note famiglie della grande borghesia industriale milanese, oltre alle tombe di personalità note del mondo dello spettacolo. O ancora, il Cimitero Acattolico di Roma, noto come degli artisti e dei poeti, che conserva i resti di John Keats e Percy Bysshe Shelley.
André Chabot, ad esempio, fotografo e designer di monumenti funebri, da oltre trent’anni dedica la propria opera alla morte. Colleziona fotografie in bianco e nero di tombe, mausolei, ipogei, catacombe e cenotafi, con cui ha costituito un archivio di oltre 195mila scatti.

Per molti si tratta di un ambiente cupo. La maggior parte delle persone vi si reca solo una volta l’anno, solitamente nel giorno della commemorazione dei defunti, per visitare parenti o amici. Ad altri solo l’idea di dover andare al cimitero fa venire un groppo in gola e la vista dei tristi ritratti in fotoceramica dei defunti suscita solo una cupa, rassegnata nostalgia.

Tuttavia vi è chi visita volentieri questi luoghi, apprezzandone l’arte che si nasconde al loro interno, il simbolismo criptico delle tombe, i lavori di architetti e scultori locali, come nel caso dei cimiteri monumentali, ricolmi di sculture evocative e cappelle imponenti.
I cimiteri infatti costituiscono luoghi significativi di primaria importanza, in quanto custodi del patrimonio tangibile, inteso come arte, architettura e pianificazione urbanistica; ma anche parte del patrimonio intangibile in quanto custodi della realtà antropologica, perché portano a conoscenza pratiche e abitudini correlate alla morte. Si tratta di un patrimonio funerario che lega storia, arte, natura, tradizioni e memoria.

Il turismo cimiteriale viene inserito nella categoria del cosiddetto dark tourism (ossia connesso al tema della morte e del dolore) o nella categoria del turismo religioso (in quanto pellegrinaggio in un luogo di culto).
Nel continente europeo, l’Italia é in prima posizione per quanto concerne la presenza di cimiteri con potenziale interesse turistico, mentre la regione italiana con le maggiori capacità di attrarre flussi turistici legati ai cimiteri risulta essere la Toscana.
Non è solo la maestosità dell’architettura cimiteriale a piacere: molti ne amano la tranquillità, il silenzio, la pace, l’odore dei fiori e l’atmosfera antica: anime romantiche che sognano di muoversi tra le meditazioni di poeti sepolcrali come Thomas Gray.

Alcune persone trovano il cimitero suggestivo per via dei suoi viali alberati su cui sorgono tombe e statue, antiche e moderne, in molti casi coperte da rampicanti e muschio, rendono l’atmosfera particolare, soprattutto nella stagione autunnale, quando i verdi alberi si tingono di giallo e di rosso.
Sul terreno dissestato dalle radici si ergono lapidi e sculture, che sembrano ormai un tutt’uno perfettamente armonioso con la natura circostante.
Avventurandosi tra i sentieri e le tombe in pietra, ci si può trovare di fronte a cappelle gotiche, a volte in stato di abbandono e per questo ancor più affascinanti, capaci di rievocare atmosfere degne dei romanzi di Ann Radcliffe.
Alcuni cimiteri invece hanno le sembianze di un giardino, altri sono un insolito miscuglio di pietre tombali e maestosi cipressi. Ma si tratta pur sempre di sepolture di defunti, per cui occorre visitarli con il dovuto rispetto.


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