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I monumenti funebri

L’arte nei cimiteri è presente da sempre. Probabilmente per controbilanciare i sentimenti di tristezza e angoscia che il cimitero può suscitare, l’essere umano nel corso del tempo ha riempito questi luoghi di arte e architettura, creando un connubio di bellezza e rispetto in grado di aiutare ad elaborare il lutto.
I monumenti funerari, realizzazioni di tombe fornite di busti-ritratto, statue e rilievi, costituiscono la massima espressione dell' arte funebre e hanno reso famosi alcuni dei cimiteri monumentali più belli del mondo, come il famoso Père-Lachaise di Parigi dove sono sepolti personaggi come Oscar Wilde e Jim Morrison o come La Recoleta a Buenos Aires, in Argentina. Il monumento funebre va oltre il concetto di lapide, in quanto si tratta di una vera e propria opera d’arte che racconta molto della persona o della famiglia sepolta, della sua storia e della sua concezione della vita, di cui la morte non è che una parte.
I monumenti funebri costituiscono uno straordinario patrimonio architettonico e scultoreo, spesso caratterizzati da una eccezionale caratura artistica (anche perché commissionati ai più celebri artisti del tempo) e da una elaborata simbologia.
Poiché attraverso la scultura funeraria ogni cultura esprime le risposte che associa alla morte, nei cimiteri la scultura e l’architettura sono intrinsecamente legate, collaborando per creare opere d’arte durature. Le sculture funerarie sono infatti spesso parte integrante di monumenti più ampi, incastonate in architetture che trasmettono significati più profondi.
La tematica funeraria segue in generale due grandi linee, non infrequentemente combinate: quella simbolico-allegorica e quella realistica.
Talvolta imponenti e con rifiniture di pregio, nei monumenti funerari figure sacre ed elementi pagani convivono, perché, commissionati da coloro che desiderano qualcosa di ambizioso, mirano ad esaltare le virtù di personalità illustri attraverso un ciclo figurativo di carattere narrativo al quale si aggiungono elementi che ricordano il vissuto biografico del defunto, spesso affiancati dagli emblemi delle cariche ricoperte.
Tra i monumenti funebri più curiosi e stravaganti del mondo possono essere citati quello di Emile Zola a Parigi, quello di Carl Marx a Londra o quello di Alexandre Dumas a Montmartre di Parigi, e con loro tantissimi altri.

Angeli, putti e figure alate

Uno tra i monumenti funebri che più frequentemente si trovano nei cimiteri é la tipologia che riguarda proprio gli angeli, vale a dire monumenti che raffigurano angeli che vegliano sulla tomba di chi c'é più.
Gli angeli sono un tema classico e ricorrente della scultura funebre e rappresentano una delle decorazioni più comuni nelle edicole e nei monumenti cimiteriali. Oltre ad essere simbolo di protezione e di conforto, gli angeli sono visti come dei messaggeri, intercessori tra il defunto e Dio. Le loro raffigurazioni traggono spesso spunto da episodi biblici, evangelici e da convenzioni scultoree comuni nell’arte cimiteriale legate alla rappresentazione del dolore, della consolazione e del passaggio alla vita dopo la morte.
Elemento iconografico in numerose tombe di famiglia, l’angelo viene spesso scelto come figura rasserenante che custodisce l’anima del defunto: non a caso nella tradizione cattolica l’angelo custode è la prima figura sacra a cui si affida la vita nascente.
Così ad esempio l’angelo siede sulla lapide in quieta rassegnazione, oppure é raffigurato inginocchiato in preghiera, a rendere evidente il perpetuo ricordo della famiglia. Talvolta diviene giudice ed é raffigurato in piedi con la destra alzata ad indicare il ministero conferitogli da Dio, esprimendo tutta la sua autorevolezza.
L’impiego dei putti invece, ha generalmente lo scopo di suggerire, accanto ai temi classici dell’iconografia angelica, il sentimento della tenerezza e per questo motivo essi sono spesso utilizzati nelle tombe dei bambini, oppure per evocare il ritorno ad uno stato di fanciullezza in una nuova vita nell’oltretomba.

I monumenti funerari più famosi

Tra i diversi monumenti funerari presenti in tutto il mondo, alcuni sono più famosi di altri e considerati autentici capolavori, tanto da trasformare il cimitero in cui si trovano in un luogo di pellegrinaggio per gli amanti dell’arte e della storia.

L’angelo del dolore

William Wetmore Story era uno scultore americano che creò questa magnifica opera dopo aver perso la moglie e il figlio, a cui era molto legato. La scultura, che si trova al Cimitero acattolico di Roma, mostra un angelo che si accascia sulla tomba della moglie e del figlio, con le ali chiuse ai lati, a dimostrazione del proprio dolore. Anche a distanza è possibile cogliere il sentimento che Wetmore provava mentre scolpiva l’opera, e che ancora è visibile a chiunque lo guardi.

Tomba di Raffaello Sanzio

La tomba di Raffaello Sanzio si trova al Pantheon di Roma, alla base della Madonna del Sasso, scultura che porta la firma del suo allievo Lorenzetto. L’epitaffio, opera di Pietro Bombe, recita che Qui giace Raffaello. Da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire.

Tomba di Maria Cristina d’Austria

Tra i monumenti funerari non mancano le opere realizzate dall’artista Antonio Canova, famoso in tutto il mondo. Nel caso del monumento che celebra l’arciduchessa d’Austria Maria Cristina, consorte del duca Alberto di Sassonia, Canova inaugura un nuovo modello di sepolcro piramidale, con riferimenti al tema del corteo funebre.
L’opera mostra un angelo dalle ali spalancate che si adagia su un leone disteso. Il leone, in questo caso, rappresenta la forza morale che si attribuiva a Maria Cristina. È visibile anche la figura che si associa alla Pietà, e che si mostra come una giovane donna che conduce verso il sepolcro una bambina e un anziano. Dall’alto, una rappresentazione della Felicità li guarda e li accompagna.
Quest’opera celebra il passaggio dalla vita alla morte e ad oggi è uno dei monumenti funebri più conosciuti e più ammirati al mondo.

Tomba di Ilaria del Carretto

Quest’opera di Jacopo della Quercia risale al 1406. Risiede nella Cattedrale di San martino a Lucca e celebra Ilaria del Carretto, moglie di paolo Guinigi, signore di Lucca.
Il sarcofago in memoria della donna morta a soli 25 anni, mostra la figura di una ragazza che dorme, a figura intera e di dimensioni reali. La figura porta abiti regali e risiede al di sopra di un catafalco che mostra decorazioni di putti. Il volto della giovane è incredibilmente reale, con i capelli raccolti in un’acconciatura dell’epoca, e il capo che riposa su due cuscini.
Ai piedi della figura è presente un cagnolino che riposa, e che vuole rappresentare la fedeltà coniugale. Il cane, così come la figura della giovane, è dotato di incredibile realismo. Chiunque guardi questo sepolcro può percepire dolcezza ed eleganza, e un rammarico per una giovane vita che si è conclusa troppo presto.
L’effetto che l’artista desiderava, risalente a più di seicento anni fa, perdura ancora oggi.

Tomba di Isabella Airoldi Casati

Si trova nel cimitero monumentale di Milano e si tratta di una scultura in bronzo collocata sul confine tra realismo e simbolismo: ritrae a dimensioni reali la contessina Isabella abbandonata a se stessa sul letto di morte. La giovane, morta di parto nel 1889 a soli 24 anni, viene rappresentata nel momento del trapasso con una coperta adagiata sul ventre, con un crocifisso sul seno nudo, e circondata da un volo di angeli che scendono dall’alto per trasportarla nell’aldilà.
Lo scultore Enrico Butti, maestro dell’accademia di Brera, presenta con questa scultura un’idea nuova della morte, vista come un sogno.

Bacio della morte

Ubicata nel cimitero del Poblenou a Barcellona, si ritiene che questa scultura in marmo sia stata creata dallo scultore Jaume Barba, anche se altri sostengono che l’idea la concepì Joan Fontbernat.
Il monumento può suscitare sentimenti differenti, in quanto rappresenta la morte, raffigurata come uno scheletro con le ali, che bacia sulla fronte un uomo giovane e bello a torso nudo che si abbandona dolcemente tra le sue braccia.
Dietro questa scultura si cela la storia della famiglia Llaudet che nel 1930 perse il figlio molto giovane. Lo scultore ha deciso di raffigurare la morte personificata come una compagna e non come una nemica da combattere.


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