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Dark tourism


Il dark tourism o turismo dell’orrore consiste nella ricerca di quei luoghi in cui si sono consumati tragedie, delitti efferati, incidenti o disastri naturali, oppure contesti in cui gli eventi si sono manifestati in tutta la loro drammaticità. Un riferimento importante per comprendere il fenomeno è la definizione concepita di Philip Stone, secondo cui per dark tourism si intende l’atto di viaggiare e visitare siti associati alla morte, alla sofferenza o a ciò che è apparentemente macabro.

Il termine dark tourism, ossia turismo oscuro, venne coniato nel 1996 da J. John Lennon e Marc Foley, due docenti del Dipartimento di ospitalità, turismo e gestione del tempo libero presso l'Università caledoniana di Glasgow, in occasione della pubblicazione del loro libro dal titolo, appunto, «The Dark Tourism. The Attraction to Death and Disaster».
A.V. Seaton, ricercatore della University of Strathclyde a Glasgow, ha coniato invece il termine tanatoturismo, che ha un senso più ampio, per descrivere il fenomeno dei viaggi motivati in qualche modo «dal desiderio di un incontro reale o solo simbolico con la morte», non soltanto quella violenta.

Le motivazioni del dark tourism

L'uomo è stato sempre attratto dalla morte e dall'aldilà.
L’incontro con la morte, nella società attuale, avviene soprattutto attraverso i media, che cristallizzano alcune tragiche immagini a uso personale dello spettatore, come una sorta di memento mori contemporaneo.
Nonostante la nostra società persegua il sogno di eliminare la morte con il prolungamento indefinito della vita, il concetto di morte rimane costantemente presente nella nostra cultura, nella religione e nella produzione mediatica; probabilmente, è proprio questo isolamento dal concetto di mortalità che porta un individuo al desiderio di ottenere maggiori informazioni su di essa, grazie anche alla ricerca di questi luoghi macabri.
A ciò si unisce il bisogno di sensazioni nuove, la necessità di uscire dalla routine e di sentirsi vivi, affrontando ciò che ci fa maggiormente paura, come in questo caso la morte. Ma anche la consapevolezza di essere tra quelli che, da quei luoghi del dolore, riescono a fare ritorno.

Alcuni luoghi di dark tourism

Il fenomeno dei viaggi verso siti legati a tragedie è piuttosto complesso e sempre più diffuso nella società odierna, e come già detto, si tratta del turismo dei «selfie» sui luoghi del dramma.
La tradizione di visitare luoghi di morte, come ad esempio le catacombe e il Colosseo, dove i gladiatori combattevano fino alla morte e vi venivano tenute le esecuzioni capitali, ha una storia secolare. Il turismo nero è l’ espressione di una fascinazione per l’oscurità: gli aspetti seduttivi della violenza, creano una vera e propria aura attrattiva in grado di attirare viaggiatori interessati a interagire con i luoghi della morte.
Thomas Cook, fondatore nel 1841 del primo tour operator del mondo, offriva dei tour in Cornovaglia finalizzati ad assistere come pubblico ad impiccagioni ed esecuzioni.
In Italia il termine turismo nero viene utilizzato per definire i turisti sui luoghi di cronaca nera, come nel caso del delitto di Cogne e del delitto di Avetrana, o del relitto della nave da crociera Costa Concordia naufragata all'isola del Giglio.
Tra le destinazioni del turismo nero mondiale ci sono il campo di concentramento nazista di Auschwitz, l'Ossario di Sedlec, Hiroshima, Ground Zero, Chernobyl, il Memoriale dei morti nel massacro di Nanchino e il Memoriale della strage della scuola Columbine, in Colorado. Ma i viaggi verso luoghi di morte includono campi di battaglia, luoghi di reclusione, musei della tortura, rievocazioni di battaglie, cimiteri e sacrari militari.
Rientra nel turismo nero il turismo di guerra, ossia le gite per turisti sui luoghi di combattimento. C'è chi ipotizza che la Striscia di Gaza diventerà una futura meta di dark tourism.


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