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Oltretomba e religioni

La morte come ingresso nell'altro mondo

La morte è un evento con cui tutti gli esseri viventi, prima o poi, devono fare i conti. La morte ci fa paura non solo perché si tratta di un qualcosa di inevitabile, ma perché ignoriamo che cosa sia, non sappiamo se ci sarà un dopo, e sopratutto perché in fondo non riusciamo ad accettare l’idea che possa esserci davvero una fine alla nostra esistenza.

La maggior parte delle religioni tenta di dare una risposta alla domanda «cosa ci attende dopo la morte?». Questa risposta prefigura generalmente un aldilà, un mondo ultraterreno, un luogo nel quale la vita del defunto continuerebbe dopo la morte fisica del corpo.
Nello studio comparato di mitologie e religioni, oltretomba è un termine generico, equivalente ad aldilà, per indicare un luogo o una condizione di continuazione dell'esistenza (spesso solo in forma immateriale come anima o come spirito) dopo la morte terrena.
Gli antichi Greci immaginavano l’oltretomba come un lugubre luogo sotterraneo dove venivano condotte le anime dopo la morte. Ma a partire dal VI secolo a.C. iniziano a vedere l’aldilà secondo una prospettiva etica, con una divisione dei morti tra giusti e ingiusti, a cui sono riservati glorie o castighi a seconda del loro comportamento in vita.
Le religioni per le quali la vita di un individuo non termina con la morte nel mondo dei vivi, prefigurano in modi diversi il mondo dei morti e le modalità di prosecuzione della vita dopo il decesso. Alcune religioni tendono a rappresentare i defunti come entità immateriali private di alcune capacità sensoriali (come vedere o sentire), altre sostengono l'idea di una possibilità di salvezza dalla morte fisica. Altre ancora includono, invece, la reincarnazione, ossia una rinascita terrena ma in un altro corpo.

L'aldilà per le religioni monoteiste

Secondo le tre religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), al momento del decesso dell'individuo, l'anima abbandona il corpo e quindi la vita terrena, per ricongiungersi a Dio in eterno. Le concezioni dell'aldilà tuttavia variano da una religione all'altra, e possono essere differenti anche all'interno della medesima tradizione religiosa.

Ebraismo

Il Pentateuco (la prima parte dell'Antico Testamento, costituita da 5 libri designati con i nomi di Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) non precisa cosa succede alle persone dopo la morte, ma fa menzione di una resurrezione collettiva dopo il Giudizio.
Per l'Ebraismo antico, l'anima del defunto raggiunge tutte le altre anime che riposano nel regno delle tenebre (sheol).
L'idea che la sorte ultraterrena degli individui si possa differenziare in base alla condotta che essi hanno tenuto in vita si afferma più tardi, quando alcune scuole di pensiero cominciano a sostenere che, dopo un soggiorno nello sheol, le anime dei giusti vengano condotte nei giardini dell'Eden, mentre quelle dei malvagi vadano all'inferno.
Certe scuole ritengono che, nel caso di peccati non particolarmente gravi, le pene dei dannati siano temporanee e purificatrici e che, una volta scontate, l'anima venga ammessa in paradiso.

Cristianesimo

Secondo il Cristianesimo, la morte é solo una temporanea separazione dell'anima dal corpo. In base ai meriti o ai peccati della vita terrena, le persone possono andare in paradiso e vivere in uno stato di eterna beatitudine, oppure sprofondare all'inferno ed essere sottoposte a supplizi indicibili. Nel Medioevo però, nel Secondo Concilio di Lione del 1274, la Chiesa cattolica aggiunge un luogo intermedio, il purgatorio.
Definito «un luogo di castigo temporaneo per coloro che non sono interamente liberi dai peccati veniali, oppure non hanno scontato appieno la soddisfazione dovuta alle loro trasgressioni», il purgatorio costituisce per il Cristianesimo uno dei tre regni dell’oltretomba, destinato ai peccatori che si sono pentiti in vita e sono morti nella grazia di Dio, ma che non hanno ancora espiato interamente le proprie colpe e che devono quindi purificarsi al fine di ottenere la santità necessaria per essere ammessi alla visione di Dio.
La Bibbia non fa riferimenti diretti a riguardo, ma secondo alcuni cristiani si intuisce l’esistenza di un luogo che può portare alla purificazione ed al perdono (Vangelo di Matteo (12, 31-32).
Gli ortodossi rifiutano la dottrina del purgatorio: proprio nel Medioevo la Chiesa d’Oriente si definisce ortodossa per il suo carattere dogmatico, e la divisione diventa definitiva con lo scisma d’Oriente del 1054. Anche i protestanti non riconoscono l’esistenza del Purgatorio, che anzi costituisce una delle critiche che Martin Lutero rivolge alla Chiesa Cattolica nel 1517.

Islamismo

Secondo la dottrina islamica, l'esistenza continua dopo la morte del corpo mediante una resurrezione spirituale e fisica, e già al momento del trapasso, ogni credente ottiene la rivelazione sul proprio destino nell'aldilà.
Nel giorno del Giudizio, Dio valuterà in modo equo il comportamento terreno degli uomini, i quali si recheranno alla loro destinazione finale. I credenti avranno giardini alla cui ombra scorrono i fiumi, dove rimarranno in eterno, e dimore belle dei giardini di Eden, e il dono più grande sarà il compiacimento di Dio. Ma se i credenti avranno l’illimitata felicità dei giardini, agli increduli é riservato il castigo doloroso dell’inferno, dove bruceranno all’ombra di un fumo denso. Nell'oltretomba, i beati e i dannati potranno vedersi e comunicare tra loro anche se si trovano in luoghi differenti.

Gli antenati

In altri sistemi religiosi, la morte è vista come il passaggio dell'individuo allo stato di antenato (culto degli antenati). Gli antenati si inseriscono nella vita dei propri discendenti comunicando direttamente con loro, proteggendoli (o, in certi casi, ostacolandoli), approvando o disapprovando le loro azioni, e intervenendo quando la famiglia li invoca con riti propiziatori.

Religioni tradizionali africane

Secondo le religioni tradizionali africane, i morti non si ritirano in un mondo ultraterreno, ma continuano a intervenire nella vita dei discendenti sotto forma di spiriti protettori.
Gli anziani sono in contatto con gli spiriti degli avi che, tramite essi, comunicano i propri consigli e divieti alla comunità. Se il volere degli antenati viene trasgredito, o se ci si dimentica di onorarli, essi si adirano e manifestano la propria collera ai discendenti in vari modi.

Religioni tradizionali cinesi

Per le religioni tradizionali cinesi non vi è una separazione netta tra il mondo dei vivi e quello dei morti: i morti non abbandonano il mondo dei vivi, ma diventano antenati e, come tali, continuano a partecipare della vita quotidiana della propria famiglia d'origine, proteggendo e guidando i discendenti.
Le decisioni importanti vengono sottoposte al parere degli antenati, e il dovere principale dei vivi è di assicurare la continuità della progenie per mantenere viva la memoria degli avi.


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