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La paura della morte

Invecchiamento e morte

I cambiamenti che avvengono tra giovinezza e mezza età, per poi arrivare all’età avanzata tendono ad essere sottili: raramente individuiamo il momento in cui diventiamo anziani.
Tuttavia con lo scorrere del tempo i nostri corpi, così come l’invecchiamento di amici e parenti, ci ricordano che siamo mortali e che la fine della vita è inevitabile. Razionalmente, la morte è accettata come parte della vita, ma con l’aumentare dell’età e dei suoi numerosi effetti collaterali, si moltiplicano quei segnali che ci ricordano che la vita non è infinita e si sta avvicinando la fine.
Le reazioni di fronte alla consapevolezza di dover lasciare questa vita terrena sono diverse: c’è chi non vede l’ora di andarsene, chi riesce ad accettare l’idea con una certa serenità, chi si rassegna malinconicamente e chi invece ne è angosciato.

Paura della morte

L’ansia per la morte, o death anxiety, è la paura rispetto all’anticipazione della morte, nonchè della consapevolezza della morte e della non-esistenza, di cui la persona può essere cosciente o meno (Barrett, 2013). Quando particolarmente marcata può manifestarsi anche attraverso una forte ansia esistenziale e/o ricorrenti pensieri ossessivi.
Secondo alcuni studi, la paura della morte ha il suo apice tra i 40-60 anni per poi diminuire in età più avanzata (Fortner & Neimeyer, 1999).
Altri autori suggeriscono invece che essa sarebbe maggiore verso i 20 anni per poi presentarsi nuovamente verso i 50 anni, ma soltanto nelle donne (Russac, Gatliff, Reece & Diahann, 2007).

Secondo la Terror Management Theory (Greenberg, Pyszczynski & Solomon, 1986) l’essere umano, predisposto biologicamente alla sopravvivenza, si differenzia dalle altre specie per la consapevolezza della propria finitudine, e questo è causa di uno stato di ansia.
Per lenire questa e negare in qualche modo la realtà della morte come fine ultimo, la maggior parte delle persone, siano esse giovani o anziane, ricorre a difese distali come i miti, la fede religiosa e la filosofia, e a difese prossimali, come la costruzione di una identità sociale che dia senso e valore a noi stessi e all’esistenza in generale (Testoni, 2015).

Quando gli individui sentono di giocare un ruolo significativo nella società, di dare un contributo importante ad un mondo significativo, hanno la rassicurante sensazione di essere in una stabile e significativa realtà, e non semplici animali destinati a scomparire dopo la morte fisica. L’autostima che ne deriva dal fatto di poter lasciare un’impronta indelebile nel mondo dei vivi può farci credere che la morte fisica non sia la fine, e che la nostra identità simbolica continui a vivere come una sorta di anima eterna.

La paura della morte come fobia

La tanatofobia è una condizione psicologica caratterizzata da un timore eccessivo e incontrollato nei confronti della morte o della prospettiva di morire. Si tratta di un disturbo d’ansia in cui l’individuo, al di là della situazione in cui si trova, pensa costantemente alla propria morte o alla morte degli altri, come se stesse per accadere da un momento all’altro.
Dietro questa profonda paura vi è un insieme di singole paure specifiche, come:
• la paura di morire e lasciare i figli o arrecare dolore ai propri cari;
• la paura di morire prematuramente, senza poter concludere i nostri progetti;
• la sofferenza che la morte potrebbe comportare;
• l’incognita di quello che sarà dopo la morte.


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