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Memento mori |
Memento mori (letteralmente: «ricordati che devi morire») è una nota locuzione in lingua latina.
Era un motto degli antichi romani per ricordarsi della propria finitezza, del fatto che siamo destinati a diventare cenere, ad andarcene tutti prima o poi, per cui,
in parole povere, non è il caso di montarsi troppo la testa per le proprie imprese terrene.
Il Memento mori torna in voga intorno al 1500, con la cosiddetta Controriforma, diventando popolare nell'arte ecclesiastica cristiana e raggiungendo l'apice del suo
simbolismo nella pittura seicentesca con opere del genere
Vanitas. Si trattava di rappresentazioni artistiche della natura morta, in cui accanto ad elementi naturalistici come
fiori recisi o frutta non freschissima appare sovente un teschio, spesso accostato simbolicamente a una clessidra o ad un orologio da tasca per rimarcare il concetto del tempo che fugge.
Divenne inoltre il motto dei monaci trappisti, che in questo modo ricordavano la caducità del tempo presente e l'imminenza del giudizio particolare per la vita o la morte eterna. Anche se può
sembrare cupo, il Memento mori è un invito a riflettere sulla brevità della vita e sulla vanità delle ambizioni umane.
Molte opere d’arte che si trovano all’interno delle chiese richiamano il tema della morte per indurre gli osservatori a meditare sul senso della vita: non siamo eterni, anche se
viviamo come se lo fossimo.
Nella Danza Macabra, una tematica iconografica che ebbe origine nel tardo Medioevo ma che divenne popolare durante il
Rinascimento, scheletri che impersonavano la morte danzavano con le persone, indipendentemente dalla classe sociale. In questo modo si ricordava a tutti, dai contadini ai vescovi e agli
imperatori, che i godimenti terrestri prima o dopo finiscono.
Il Memento mori è stato un tema predominante nell'arte e nella letteratura, ispirando nel corso dei secoli un ricco immaginario artistico-creativo.
Arte visiva
Come già detto, nelle arti visive il Memento Mori é stato spesso rappresentato sotto forma di teschi, strumenti musicali, fiori appassiti, clessidre o altri simboli del
trascorrere del tempo. Si trattava talvolta di dettagli nascosti, che costituivano un modo per fare riflettere sul ciclo della vita e della morte e ricordare agli osservatori la fugacità della
vita e l'imminenza della morte.
È proprio nel Memento mori che l'utilizzo dell'iconografia del teschio trova le sue origini. Questo immaginario si ritrova in artisti del calibro di Albrecht Dürer, Arnold
Böcklin, Vincent van Gogh, e Pablo Picasso.
Filosofia
Il Memento mori è stato adottato anche in vari contesti filosofici, in particolare nello stoicismo, dove il pensiero nei confronti della mortalità non era visto come
morboso ma bensì considerato un mezzo per apprezzare la vita e distaccarsi dall'eccessivo interesse per cose futili.
Gli stoici vedevano il Memento mori come uno strumento per mantenere l'umiltà, la serenità e la concentrazione su ciò che conta veramente.
Letteratura
Nella letteratura il Memento mori può assumere la forma di riferimenti diretti o allusioni alla morte, oppure attraverso narrazioni allegoriche che affrontano temi di mortalità. Come per esempio nell'Amleto di William Shakespeare, il celebre monologo del principe con il teschio di Yorick.
Psicologia
Il Memento mori può essere considerato nel contesto della Terror Management Theory, secondo cui gran parte del comportamento umano sarebbe motivato dalla paura della morte. I promemoria della mortalità possono portare a cambiamenti significativi nel comportamento per dare senso e valore all’esistenza in generale e personale.
Religione
Nel Cristianesimo il Memento mori viene spesso utilizzato per incoraggiare la contemplazione dell'oltretomba e sottolineare la natura transitoria della vita terrena e l'eternità della vita spirituale nell’aldilà.