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La morte nella pittura |
Il tema della morte è estremamente presente e pervasivo nella storia dell’arte. Dal Medio Evo a tutta l’età moderna, le
raffigurazioni della morte predominano sopratutto nella pittura religiosa, che costituisce la maggior parte
dell’arte.
Molte sono quindi le opere d'arte che vi sono dedicate, ricche di teschi, fiori recisi, falci e vari elementi allegorici che rivelano come in ogni periodo della storia umana ed in ogni cultura
venga percepita la morte, presenza inevitabile che, al pari del decadimento di tutte le cose, alla fine ci attende tutti.
Molte delle immagini di morte sono state create allo scopo di fare riflettere sulla brevità della vita, come nella tematica iconografica della
Danza Macabra. Durante il periodo medioevale, diventano estremamente popolari quadri di un genere detto Vanitas, una
categoria di opere simboliche, tipicamente elaborate in dipinti di natura morta.
Il termine Vanitas deriva da vanus, letteralmente «vuoto», «caduco», e indica in pittura una raffigurazione volta a far riflettere sulla precarietà
dell'esistenza e sulla natura effimera dei beni mondani. Queste opere accostavano oggetti di piacere temporale a elementi simbolici che alludevano alla fugacità del tempo e all’ineluttabilità
della morte. Includevano quindi simboli come il cranio, i fiori decadenti, le bolle, le carte da gioco, la candela spenta, il silenzio degli strumenti musicali e gli orologi, per ricordarci che tutte le cose sono
destinate ad appassire e svanire.
Al tema delle Vanitas si dedicarono specialmente i pittori olandesi. Nicolaes Van Verendael rappresenta la caducità della vita con simboli molto chiari: il teschio, la candela spenta
(la vita che se n’è andata), la clessidra rovesciata (il trascorrere inesorabile del tempo), i fiori che appassiranno, la bolla di sapone, destinata ad un’esistenza di pochi istanti.
Uno dei temi più diffusi nella pittura del Seicento è quello del santo o del filosofo che medita sulla morte: Caravaggio dipinge San Gerolamo con il teschio, mentre George de la Tour
riprende diverse volte la Maddalena penitente con dei bellissimi effetti al lume di candela.
Quello del genere Vanitas é una iconografia con finalità moraleggianti, ma, se da una parte incoraggia ad abbandonare i piaceri venali per occuparsi della salvezza eterna
dell'anima nella vita nell’aldilà, dall'altra,
considerata proprio la natura fragile della vita terrena, invita a cogliere il giorno prima che sopravvenga la notte eterna.

Antonio de Pereda - Vanitas. Olio su tela, 1670. Museo Gli Uffizi, Firenze
Il Seicento è stato dominato dall’ossessiva riflessione sulla caducità della vita e alla transitorietà della fortuna, concetti spesso abbinati. Nell’arte tutto ciò si è tradotto
con l’utilizzo di simboli associati alla morte, dei
memento mori, e non solo nella pittura con il genere Vanitas, ma anche nella scultura barocca.
Altra iconografia molto particolare é il trionfo della morte, che é possibile trovare nel nord Europa fino al 500 inoltrato.
Ad esempio il trionfo della morte realizzato nel 1562 dal pittore olandese Pieter Bruegel il Vecchio, é un dipinto molto macabro, e rappresenta un terrificante campionario in cui la morte può
cogliere le persone.