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La poesia sepolcrale |
Con poesia sepolcrale o poesia cimiteriale si intende un genere poetico nato in ambito inglese nel preromanticismo e diffusosi a cavallo tra XVIII e XIX secolo, il cui tema
privilegiato era la «meditazione sulla morte». Caratterizzato da una atmosfera cupa e tenebrosa, il tono prevalente di questa corrente letteraria era quello della
commiserazione nostalgico-malinconica per l'inesorabile scorrere del tempo o per le persone care che non ci sono più.
Gli esponenti della poesia sepolcrale, poeti animati da un gusto per le tematiche della morte, trovavano l'ispirazione per le proprie meditazioni nella notte, nelle tombe e nelle rovine,
da cui traevano con compiacimento sentimenti lugubri o melanconici. Coltivando emozioni macabre o una tristezza che aveva i suoi piaceri, essi utilizzavano quindi nel loro schema
narrativo elementi come la notte, gli spettri, i cimiteri e le tombe, il suono di campane e gli uccelli notturni.
Questo genere poetico, molto vicino alla sensibilità romantica e allo sviluppo di riflessioni intime ed autobiografiche, ha tra i suoi precursori:
Thomas Parnell (1679-1718), che in A Night-piece on Death (Dipinto notturno della Morte) fa una meditazione notturna, dentro un cimitero, sulla morte, sull'immortalità
dell'anima e sulla vanità dei riti funebri.
Edward Young (1683-1765), che in The Complaint, or Night-Thoughts on Life, Death & Immortality (Pensieri notturni o Il lamento) rende popolare il tema delle sepolture e canta
il trionfo della morte.
In Italia, tipici della sensibilità «sepolcrale» sono I cimiteri (1806) di Ippolito Pindemonte (1753-1828) e il carme Dei Sepolcri (1806) di Ugo Foscolo
(1778-1827).
Il preromanticismo è una corrente letteraria che si diffonde in Europa alla fine del settecento, in totale opposizione al neoclassicismo. Si tratta di un movimento culturale
che pone l'attenzione soprattutto sulla soggettività e quindi sulle passioni, sulla sensibilità e sull'armonia tra uomo e natura.
Ma all'interno del Pre-Romanticismo ci sono altri elementi come l'attenzione al primitivo, al barbarico, all'esotico, agli elementi malinconici e lugubri, alla natura cupa e tenebrosa,
alla riflessione sulla morte, alla natura selvaggia e desolata.
Le prime poesie del Romanticismo erano lugubri, cupe, e dovevano riecheggiare le suggestioni del Medioevo. Con il sorgere del Romanticismo si diffonde infatti un gusto macabro e per la parte
oscura della vita e dell'animo umano. C'è interesse per il mondo dei sogni, soprattutto per gli incubi. Nasce in questo periodo la letteratura «nera» e torna
l'interesse per la superstizione e le leggende popolari.
Si assiste al fiorire del culto dei morti e dei cimiteri, delle atmosfere neogotiche, dei temi erotico-macabri, morbosi e
scabrosi. Si è di fronte quasi ad un compiacimento della morte e ad una sua estetizzazione.
Tutti questi temi danno luogo a diverse correnti:
La Poesia cimiteriale detta anche notturna o sepolcrale, che
si sviluppa prevalentemente in Inghilterra;
Lo Sturm und Drang (tradotto: tempesta e impeto) che si sviluppa in Germania;
L'Ossianismo, termine derivato da un'opera di James MacPherson, Canti di Ossian
(1760-1773), in cui sono contenuti dei poemetti in prosa lirica che alternano racconti di guerra a storie di amori appassionati ma fatalmente infelici, tra descrizioni di paesaggi desolati
e notturni, in un inedito sentimento di malinconia e di rassegnazione di fronte alla fugacità e della precarietà della vita.

Facevano parte della scuola cimiteriale autori accomunati dalla riflessione sulla fugacità dell'esistenza e per lo più caratterizzati da atmosfere crepuscolari, i più noti dei quali furono oltre ai già citati Thomas Parnell e Edward Young, il poeta londinese Thomas Gray con il celebre Elegy Written in a Country Church-yard (1751), il poeta scozzese Robert Blair con il The Grave (1743), William Collins, il sacerdote e scrittore inglese James Hervey con Meditations Among The Tombs.
James MacPherson può essere accostato solo in parte a questi poeti, tuttavia nei suoi Canti di Ossian, recupera tematiche di sepolcrali precedenti, come Gray e Young, creando qualcosa di originale che non ha precedenti nella poesia mondiale. La visione di spettri, di tombe in rovina, i lugubri paesaggi notturni delle Highlands, il senso del vanificarsi di tutte le cose (temi tipici della poesia sepolcrale) sono uniti in un tessuto epico di grande patetismo preromantico. Frequentissimi i canti funebri in onore degli eroi morti in battaglia: su tutti la Morte di Cucullino, l'eroe-simbolo di Erina (Irlanda) e il Minvana, in cui si compiange la morte del giovanissimo Rino, figlio di Fingal, re di Morven (Caledonia).

In Italia il vero fondatore della poesia cimiteriale fu Ippolito Pindemonte con I Cimiteri (incompiuto), I Sepolcri (opera scritta in
risposta critica agli omonimi Sepolcri di Foscolo e a lui dedicata) e il Lamento di Aristo in morte di Giuseppe Torelli.
Anche Vittorio Alfieri fu poeta cimiteriale in alcuni sonetti e nelle tragedie come l'Oreste (1777).
Della sensibilità cimiteriale più patetica e orrorifica fu invece campione il poeta Ambrogio Viale (1769-1805), detto «il Solitario delle Alpi»,
autore sul finire del XVIII di vari componimenti che recuperavano molto dall'esempio di Ossian e di Young, ma anche di Dante.
Visionario dalla sensibilità gotica, dedito a volontari esili nelle alpestri solitudini delle montagne dell'entroterra di Cervo, Ambrogio Viale si distingue per l'espressionismo delle sue
atmosfere lugubri, cupe ed evocatrici di morte. Nel poemetto Erminda, ad esempio, Viale immagina che i cadaveri abbandonati nel fondo della rupe della dimenticanza si animino
all'improvviso e si uniscano a formare un essere orrendo e gigantesco che parla della fuggevolezza delle cose terrene.
Tra le sue opere: Canti del Solitario delle Alpi (1792), Versi del Solitario delle Alpi (1793) e Rime del Solitario delle Alpi (1794).

Influenzato dalla poesia cimiteriale ed egli stesso tributario del genere sepolcrale, é lo scrittore e poeta statunitense Edgar Allan Poe (1809-1849), autore di opere
macabre disseminate di cadaveri, sepolture e cimiteri. Nel racconto La sepoltura prematura, il protagonista, trattosi fuori dalla sua orribile esperienza promette solennemente a sé stesso
di non leggere mai più i Night Thoughts ed altre opere sui cimiteri.
Nella poesia di Poe il tema cimiteriale arriva ad assumere connotati visionari e melodrammatici. Il verme conquistatore si può in effetti considerare come l'estrema propaggine della
poesia sepolcrale settecentesca.