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Fotoceramiche per lapidi

Uno dei modi che possono rivelarsi determinanti nella elaborazione di un lutto é quello di preservare il ricordo delle persone care irrimediabilmente perdute e tenerle sempre vive nel nostro cuore. Una delle maniere più tangibili e durature per fare questo è attraverso l’utilizzo di una foto per la lapide.
Le foto per lapide sono un tributo ad una vita vissuta ed esplicitano un ricordo e un legame con chi le sceglie. Il fotoritratto esposto su una tomba, in un cimitero, rappresenterà per sempre quella persona, diventando una pubblica icona.

Inizialmente le foto per lapidi erano riservate alle famiglie più abbienti a causa della complessità e del costo della fotografia. Con l’evoluzione della tecnologia, quando la fotografia é diventata più accessibile, l'utilizzo delle foto per la lapide si é sempre più diffuso fino a diventare sempre più comune.

Foto in ceramica

Le foto in ceramica per lapidi sono una delle opzioni più popolari. Questo materiale, noto per la sua resistenza e durabilità, è in grado di mantenere inalterata l’immagine del defunto nel corso degli anni, resistendo agli agenti atmosferici e all’usura del tempo. La ceramica offre un’alta qualità di stampa, consentendo di riprodurre la fotografia scelta con grande dettaglio e vivacità di colori.

Foto in porcellana

Le foto in porcellana per lapidi rappresentano un’altra opzione molto apprezzata. La porcellana, grazie alla sua finitura liscia e lucida, conferisce all’immagine un aspetto elegante e raffinato. Come la ceramica, la porcellana offre una grande resistenza alle intemperie e una lunga durata nel tempo, e permette inoltre di ottenere immagini nitide e dettagliate, con colori vividi e realistici.

Foto incise

Rappresentano un’alternativa più tradizionale alle fotoceramiche cimiteriali. Si tratta di una tecnica che richiede un alto grado di maestria artigianale e che consiste nell’incidere l’immagine del defunto direttamente sulla pietra della lapide.
Le foto incise offrono un aspetto molto particolare e distintivo, con un effetto tridimensionale che conferisce profondità all’immagine e un aspetto unico e personale alla lapide.

Storia breve delle fotoceramiche per lapidi

Il primo brevetto della fotoceramica reca la data 1854 e il nome di P.M. Lafon de Camarsac, un ceramista esperto nella cottura delle tradizionali miniature manuali. La fotografia era nata da pochi decenni e costituiva una pratica elitaria e costosa.

Nel primo decennio del Novecento la fotografia si diffonde rapidamente, diventando uno strumento accessibile a molti. Non era ancora un fenomeno di massa, ma non era neanche più la pratica elitaria della seconda metà dell’Ottocento.
In questa fase della storia della fotografia ha un ruolo determinante il ritratto, un modo per specchiarvisi o per farsi ricordare in futuro.

Con l’avvento della Grande Guerra (1915-1918) la fotografia entra prepotentemente a far parte di un vero e proprio processo comunicativo di massa.
Una componente significativa dell’ingente patrimonio fotografico relativo alla Grande Guerra é costituita dai ritratti fotografici dei caduti, che compaiono sui monumenti commemorativi o sulle tombe e che mantengono viva la memoria delle vittime del conflitto.
La tecnica maggiormente utilizzata per mantenere durevole il ricordo è la fotoceramica, detta anche fotografia vetrificata o pirofotografia. Questa nuova tecnica rispondeva da una parte all’esigenza di rendere inalterabile e duraturo il positivo fotografico e dall’altra favoriva il passaggio tra miniatura e fotografia.

Ci si rese presto conto che l’inalterabilità, la resistenza alle intemperie e i costi contenuti di questa nuova tecnica fotografica applicata all’antichissima produzione ceramica potevano essere sfruttati per un impiego esterno e quindi nell'arte funeraria: comparvero così sulle tombe le cosiddette placche ceramiche con l’immagine dei defunti, che rappresentavano un’alternativa più economica al ritratto scolpito e che erano ugualmente in grado di assicurare il perpetuarsi del ricordo.
Le fotoceramiche maggiormente diffuse erano quelle con supporto di forma ovale, convesse, secondo il formato tipico del ritratto in miniatura. Come avveniva per la produzione pittorico-miniaturista della prima metà dell’Ottocento, il ritratto fotografico privilegiava il mezzobusto, proponendo spesso uno sfondo neutro per esaltare meglio la figura e il volto.

Processo di produzione

In generale, il processo di produzione della ceramica consiste nel produrre una lastra di ceramica e applicarvi sopra uno smalto.
La fotografia viene poi stampata sulla lastra tramite un processo di stampa serigrafica utilizzando pigmenti a base di ossidi metallici. La lastra di ceramica viene quindi cotta ad alte temperature in un forno apposito: in questo modo lo smalto si fonde legandosi alla lastra di ceramica.
Questo processo rende la fotoceramica resistente all’acqua, al freddo, al caldo, ai raggi UV e alla corrosione. Occorrono ben 14 ore di cottura in forno e altrettante per il raffreddamento prima di poter toccare con mano il prodotto finito.

Le fotoceramiche ovali realizzate in stile Boemia sono il classico per eccellenza nell’arte funeraria, con due o tre fili oro o con un’effetto sbordato per evitare la cornice attorno.
La foto che ritrae il defunto può essere a colori o in bianco e nero, e solitamente viene incorniciata sul marmo. In genere si sceglie una foto che meglio rappresenta l’aspetto reale della persona defunta, che la ritrae in un momento felice, con una posa il più possibile naturale e un viso rilassato.


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