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Il corteo funebre

Dovendosi occupare dell’organizzazione di un funerale, occorre pensare anche alla possibilità di un eventuale corteo funebre. Si tratta di una processione, costituita da familiari, parenti e conoscenti, che seguono il feretro dal luogo di culto a quello di sepoltura.
Di solito il corteo funebre è aperto a tutti coloro che desiderano accompagnare il defunto nell’ultimo viaggio e durante il tragitto i partecipanti recitano preghiere e rivolgono elogi alla persona scomparsa.

Se da una parte lo scopo del corteo funebre è funzionale, poiché la salma deve essere trasportata al luogo di sepoltura o al tempio crematorio, dall’altra aiuta ad elaborare il lutto e costituisce un modo per i familiari e gli amici più stretti per accompagnare il defunto verso la sua nuova dimora ultraterrena.

Il corteo funebre può essere richiesto in qualsiasi occasione, mediante una apposita procedura di autorizzazione, comunicando all’Ufficio Cimiteri del Comune il tragitto del trasporto funebre, le tappe e le modalità di esecuzione del cerimoniale.
Durante il corteo, il carro funebre dovrà quindi rispettare il percorso concordato con il Comune, affinché non venga intralciata la circolazione e non si creino disagi al traffico. È inoltre possibile accompagnare il corteo con una marcia funebre e richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per questioni di sicurezza e di ordine pubblico.

Il corteo funebre: una tradizione antichissima

Già gli antichi Greci erano soliti seguire in processione il carro su cui era trasportato il feretro, fino alla necropoli. Il corteo era aperto da una donna che trasportava le libagioni, seguita dagli uomini, dalle donne e dai suonatori di flauto.
L’ekphora, così veniva chiamato il corteo funebre, iniziava all’alba, quando il corpo del defunto veniva trasportato dalla casa al luogo di sepoltura. Il corteo era aperto da una donna che trasportava le libagioni, ed era accompagnato da familiari, amici e spesso dai suonatori di flauto. L’ekphora non era solo un modo per onorare il defunto, ma aveva lo scopo di offrire il supporto della comunità ai familiari in lutto e condividere con loro il dolore della perdita.
Presso i Romani i partecipanti alla processione funebre indossavano maschere raffiguranti gli antenati del defunto. Durante il corteo c’erano portatori di cartelli che illustravano le imprese compiute dal defunto, ed erano previsti mimi, danzatori e musicisti.
La tradizione del corteo funebre è sopravvissuta nei secoli tanto da costituire un caposaldo della civiltà contadina del secolo scorso, con usanze specifiche a seconda del territorio.
Oggi la bara non si trasporta più a spalla, ma la solennità della tradizione é rimasta inalterata.

Il corteo funebre in auto

Come già detto, il corteo funebre è un seguito di individui che, riuniti pubblicamente, celebrano e rendono onore ad una persona venuta a mancare fino al raggiungimento del luogo di sepoltura.
Nelle antiche tradizioni cristiane, i partecipanti al lutto formavano una processione per accompagnare il defunto dalla casa di famiglia alla Chiesa. Non c’era bisogno di una processione dopo la funzione, perché il corpo veniva solitamente sepolto nel cimitero adiacente alla Chiesa stessa.

Oggi, a causa delle grandi distanze, il corteo funebre è una processione che si svolge tipicamente in auto e che i partecipanti al lutto condividono nel tragitto che dalla Chiesa oppure dalla cappella giunge al cimitero.
Al termine della funzione, il sacerdote o il celebrante, il feretro e la famiglia escono generalmente per primi. Una fila di auto segue il carro funebre, che stabilisce la velocità della processione. In genere i familiari e gli amici più stretti del defunto seguono direttamente il carro funebre, a cui si accodano gli altri partecipanti al corteo.
Una volta che il corteo arriva al cimitero o al crematorio, le auto si staccano, lasciando che il carro funebre parcheggi nel punto più vicino al luogo di sepoltura e consegni la bara al personale incaricato delle operazioni cimiteriali.


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