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I carri funebri


Evoluzione del carro funebre

I primi carri funebri erano in realtà carri trainati da cavalli, costruiti appositamente per le cerimonie funebri. In genere venivano impiegati due cavalli dello stesso colore, ma a seconda del rango sociale del defunto i carri potevano essere trainati da 4, 6 o addirittura 8 cavalli.

Questi carri costituivano il mezzo più comune per il trasporto dei cadaveri ed anche per preservare la salute pubblica. Le classi più abbienti sceglievano carrozze prestigiose e adornate, decorate con pennacchi, tessuti di velluto e oggetti intagliati e dorati. Nel Medioevo invece i carri funebri avevano strutture simile a un baldacchino ed erano appannaggio della nobiltà.
Il trasporto dei feretri con i carri trainati da cavalli si é protratto in l’Europa fino agli anni Venti del secolo scorso, anche se ancora oggi viene praticato per celebrare funerali o cortei funebri di particolare rilevanza, come ad esempio le cerimonie di Stato, nelle quali si intende conferire solennità alla cerimonia ed evidenziare il prestigio del defunto.

È con l’avvento dell’industrializzazione nel XIX secolo che le carrozze a motore prendono il posto dei mezzi trainati da cavalli.
A partire dagli anni ‘20 i costruttori statunitensi iniziano a produrre autofunebri covertendo grandi berline, come ad esempio i modelli Lincoln Town Car e Cadillac. Queste automobili erano preferite per le grandi dimensioni, la struttura del telaio molto solida e l’immagine di lusso che rappresentavano.
Le tipologie di auto funebri, nella prima metà del secolo scorso, erano principalmente due: negli Stati Uniti si costruivano vetture grandi e imponenti, senza finestrini nella parte posteriore dove veniva situata la bara; in Europa venivano realizzati invece modelli con grandi finestrini nella parte posteriore e una croce sopra.

In Italia il passaggio dal carro funebre all’autofunebre avviene in tempi brevissimi nell’immediato dopoguerra, grazie al recupero e alla riconversione per uso civile delle numerose autoambulanze abbandonate dall’esercito americano su tutto il territorio nazionale. Avendo già lo spazio interno necessario, con poche modifiche questi mezzi dismessi diventavano a tutti gli effetti veicoli funebri che agevolavano il trasporto dei cadaveri e garantivano la sicurezza igienico sanitaria. Poiché a quel tempo non c’era l’obbligo di omologazione delle vetture per i funerali, l’Italia divenne il primo paese in Europa in cui, tra il 1950-1963, quasi tutte le imprese di onoranze funebri possedevano autofunebri.
Il termine carro funebre è tuttavia rimasto nel linguaggio comune per designare anche le auto-funebri.

Il carro funebre oggi

Il regolamento di polizia mortuaria richiede che il servizio di trasporto funebre debba essere svolto esclusivamente con mezzi a ciò destinati per garantire il massimo rispetto e decoro ai defunti e alla loro famiglia.
I veicoli devono essere attrezzati con sistemi idonei atti a impedire lo spostamento del feretro durante il trasporto, e dotati di un comparto nettamente separato da quello in cui siede il conducente.

Nessun produttore di automobili produce carri funebri in catena di montaggio. Neppure Mercedes Benz, Maserati, BMW, Jaguar o Bentley.
La maggior parte dei carri funebri è realizzata artigianalmente. È il frutto dell’abilità di team di carrozzieri, meccanici, tappezzieri, ingegneri e designer che, utilizzando i telai di modelli di automobili di serie, le modificano tagliandole, allungandole e aggiungendovi tutta la componentistica necessaria per trasformarle in auto funebri.
Se, diversi decenni fa, per il settore funerario si allestivano in gran parte furgoni, con il passare del tempo i costruttori di carri funebri si sono orientati sui modelli di automobili di maggior pregio e sui marchi che costituiscono il meglio del mercato automobilistico.
Le autofunebri sono oggi spesso lussuose e imponenti per una combinazione di ragioni storiche, simboliche, pratiche ed estetiche, volte a garantire dignità e prestigio all’ultimo viaggio del defunto.
Il carro funebre serve a onorare la memoria della persona scomparsa e un veicolo elegante, maestoso e ben curato trasmette solennità e rispetto, eleva l’importanza del momento e ricalca la tradizione storica di celebrare il defunto con un corteo decoroso e dignitoso.
L’utilizzo di vetture imponenti di alta gamma permette non solo di avere un veicolo elegante per lo svolgimento della cerimonia funebre, ma anche di disporre di un mezzo di rappresentanza prestigioso per l’agenzia funebre.
In Italia le aziende che portano avanti questa produzione di nicchia sono poche decine: si tratta di un settore poco conosciuto e strettamente legato alla tradizione dell’industria automobilistica italiana.

Come si trasforma un’automobile di lusso in carro funebre?

Una volta entrata in officina, l’auto originale viene smontata quasi del tutto: si rimuovono i sedili, gli interni, le portiere. L’impianto elettrico e tutti i condotti del carburante vengono rimossi.
A questo punto le possibilità sono due: se l’agenzia di pompe funebri vuole mantenere soltanto due posti, quello del guidatore e del passeggero, l’auto viene allungata nella sezione posteriore.
Ma se invece vuole quattro posti, allora il telaio dell’automobile deve essere tagliato in due parti per allungare il passo della vettura, ossia la distanza tra i due assi delle ruote. Le due metà vengono quindi unite tramite prolunghe longitudinali rinforzate, ma occore rifare l’impianto elettrico, i freni e tutti i collegamenti. Anche le sospensioni devono essere modificate, e i fondi ricostruiti.
La carrozzeria viene rimontata tramite pannelli fatti su misura e riverniciata.
Si passa infine all’allestimento degli interni, che il regolamento impone che siano completamente lavabili, anche se le bare sono già sigillate e non vi é il rischio di perdite di sostanze organiche. Un grande numero di componenti interni ed esterni deve trovare posto nella vettura prima che possa essere pronta per il collaudo finale: il dispositivo interno nel vano feretro alza-cassa, il pianale con i relativi dispositivi di sicurezza, i rivestimenti del padiglione, le tende, gli accessori funebri.

L’auto deve essere immatricolata come carro funebre. Segue il collaudo ed omologazione in autofunebre presso il Ministero dei Trasporti italiano. Ogni anno l’azienda sanitaria provinciale esegue una revisione del mezzo per controllare il rispetto dei requisiti richiesti.

I carri funebri non devono essere confusi con i furgoni adibiti al trasporto e recupero salme.
Una curiosità: a Barcellona, in Spagna, si trova un interessante museo dei carri funebri.


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