![]() |
Ars moriendi |
L'ars moriendi era il titolo di una operetta diffusasi alla fine del Medioevo, tra il 1450 e il 1530, e che delineava la pratica dell'arte di morire suggerendo preghiere e descrivendo le tentazioni alle quali il fedele deve resistere. L'opuscolo dette vita quasi ad un genere letterario, documentato con almeno trecento manoscritti e cento incunaboli.
Nel tardo Medioevo il termine «arte» era equiparato ad «abilità», ossia la capacità di applicare i principi di specifiche conoscenze di fronte a situazioni concrete. Il temine «ars» qualificava scritti rivolti a guidare comportamenti.
L'ars moriendi era la risposta della Chiesa cattolica alla paura della morte dell'essere umano. Si
trattava di piccoli libretti individuali su cui ciascuno poteva meditare, «trattati sulla maniera del morir bene: artes moriendi», per superare l'angoscia e la solitudine di
fronte ad un fatto inelluttabile come la morte. Il morente veniva sempre raffigurato giacente in un letto, nei suoi ultimi istanti terreni.
Di quest'arte si ritrovano manoscritti di più antica data, circa nel Trecento, nei quali si intravede già il tema della raffigurazione delle scene sul letto di morte e nella camera mortuaria,
che costituisce uno dei temi principali della pedagogia delle artes moriendi.
Per quasi un secolo le rappresentazioni del letto d'agonia, del Giudizio, e infine dell'Inferno e del Paradiso, dominano la letteratura sulla morte. Tutta la scena è
incentrata sull'ultimo momento, dove il morente sta per visualizzare tutta la sua vita in modo che si possa prendere una decisione in merito alla sua
anima.
Intorno a lui schiere di angeli, la Trinità, la Vergine, ma anche il diavolo e i demoni, pronti a disputarsi l'anima nell'attimo decisivo in cui uscirà dalla bocca del cadavere. La morte
fisica e quella della Danza Macabra compaiono sempre più raramente: l'individuo è ridotto alla sua anima ed
è il destino di questa nell’aldilà ad essere in gioco.
La morte quindi diventa una prova estrema in cui il senso della propria vita si svela.
La versione più estesa dell’Ars moriendi fu probabilmente scritta tra il 1414 e il 1418; era denominata «Tractatus artis bene moriendi»
o «Speculum artis bene moriendi» e il suo autore si ritiene fosse un frate domenicano sotto ordine del Concilio di Costanza.
La versione breve dell’Ars moriendi era popolare quanto quella estesa, e includeva undici xilografie che consentivano una comprensione immediata e anche una facile memorizzazione
dei concetti. Le prime dieci illustrazioni erano accoppiate: da una parte la tentazione del diavolo, dall’altra il rimedio.
Le immagini raffiguravano, in modo allegorico, la contesa tra angeli e demoni sull'anima del moribondo, attorno al letto di questi. Nell'agonia che conduce il morituro alla morte, l'anima emerge
dalla sua bocca; essa era spesso raffigurata come una persona in miniatura la cui sorte è essere scortata in Paradiso dagli angeli, o destinata alle fiamme dell'Inferno, oppure inviata a
trascorrere anni di penitenza in Purgatorio.
L’ultima illustrazione mostra il moribondo che ha sconfitto le tentazioni ed è stato accolto in paradiso, mentre il drappello di diavoli ritorna all’inferno deluso e minaccioso.

La funzione principale della versione breve dell’Ars moriendi era quella di preparare alla morte - laici e clericali, letterati e analfabeti - mediante
l’utilizzo di testi concisi e disegni vividi, che variavano nei dettagli, ma con la medesima iconografia di base.
Prima del Quattrocento non esisteva alcuna tradizione letteraria che consentisse alle persone di affrontare la morte con una sorta di prontuario, che elargisse consigli e raccomandazioni:
rituali e consolazioni sul letto di morte erano materia esclusiva dei sacerdoti.
La risposta della Chiesa cattolica a questa esigenza fu probabilmente anche dovuta alla carenza di sacerdoti, decimati dalle epidemie di peste. Prima di poter formare nuovi religiosi ci sarebbero
volute generazioni, e questi prontuari, fatti di testi semplici e immagini esplicative, erano l’ideale per sostituire la figura del sacerdote e aiutare la popolazione ad affrontare la morte.
L'Ars moriendi, facendo meditare il fedele sulla cupa e tragica realtà dell'agonia, costituiva inoltre una pedagogia della vita per la buona morte. L'individuo veniva incoraggiato alla continua
preparazione della morte durante tutto l’arco temporale della vita, e invitato a compiere costantemente, nel corso della sua esistenza, una serie di azioni per familiarizzare con la morte,
come visitare i cimiteri e assistere all'agonia di parenti e amici.