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La donazione di cadavere
Anche se può sembrare macabro, ancora oggi la simulazione su cadaveri offre ancora la migliore formazione che un futuro medico possa ricevere. E fornisce il contributo più
concreto alla ricerca e allo studio delle malattie.
Innanzitutto ci si esercita sulla stessa anatomia che poi si ritroverà in sala operatoria, e poi lavorare sul corpo di un defunto fa scattare nel chirurgo lo stesso coinvolgimento emotivo
che lo guiderà quando dovrà intervenire su un paziente.
I libri non riescono mai nemmeno con le migliori immagini a trasmettere la realtà delle cose. E questo lo aveva già capito l’anatomista fiammingo Andrea Vesalio (1514-1564), considerato il
padre delle scienze moderne e del metodo dimostrativo, basato cioè sull’osservazione diretta del corpo umano da parte degli studenti e sulla dissezione da parte del docente.
Ma ben prima di Vesalio lo sviluppo della scienza medica era strettamente connesso con la possibilità di utilizzare cadaveri, fondamentale per l’incremento e l’esercizio delle
conoscenze anatomiche. La storia della pratica della simulazione su cadavere, oggi chiamata cadaver lab, ricorda una tradizione che risale addirittura al 1222 quando il chirurgo, medico
e anestesista Bruno da Longobucco avviò la prima scuola che praticava l’esercizio diretto di dissezione anatomica sul corpo dei defunti per arrivare poi, tre secoli dopo,
alla costruzione di un teatro anatomico stabile all’interno del Palazzo Bo, oggi sede dell’Università.
Ma come procurarsi i cadaveri su cui operare?
La legge sulla donazione del corpo
Fino a qualche anno fa l’ordinamento italiano prevedeva solo la donazione di organi che il disponente, ancora in vita, doveva mettere per iscritto in un atto testamentario per
poi consegnarlo a una struttura universitaria.
La donazione del corpo era regolamentata da un regio decreto del 1933, secondo cui potevano essere destinati alle attività didattiche e di studio solo i cadaveri «il cui trasporto
non sia fatto a spese dei congiunti compresi nel gruppo familiare fino al sesto grado o da confraternite o sodalizi che possano avere assunto impegno per trasporti funebri degli
associati».
Nelle sale anatomiche giungevano solo «i morti di nessuno», ossia le salme di coloro il cui corpo non era stato reclamato da nessun parente fino al sesto grado o perché non si
riusciva a risalire all’identità, oppure perché si trattava di gente povera che non poteva permettersi le spese del funerale. Senza parlare dei cadaveri che provenivano dai manicomi.
In Italia quindi, per sopperire alla carenza di cadaveri, molti atenei hanno acquistato salme provenienti dall’estero. Soprattutto dagli Stati Uniti, dove nel 2018 in una nave cargo battente
bandiera di Hong Kong e diretta in Europa sono state trovate circa tre tonnellate di parti del corpo di americani deceduti, il cui valore era stato stimato intorno ai 67 mila dollari.
La nave era stata spedita da un’azienda di Portland che da tempo commercializzava cadaveri e parti del corpo anche in Italia (a cui era destinato il 20 per cento del carico) al prezzo di cento
dollari al chilogrammo (le tariffe possono variare da 125 dollari per un piede a mille per un dorso).
Anche acquistando dall’Olanda la spesa da affrontare non é più conveniente se si pensa che per avere una testa umana si spendono tra i 1.200 e i duemila euro, e per un tronco si arriva anche a
2.500.
Come donare il proprio corpo
Dal 2020 anche in Italia è possibile donare il proprio corpo alla scienza senza alcuna spesa aggiuntiva né da parte di chi acquista né da parte di chi dona. Lo prevede la
legge 10/2020, intitolata «Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica».
Secondo il regolamento di polizia mortuaria, il cittadino che, ancora in vita, decide di donare alla sua morte il
proprio corpo o i suoi tessuti alla scienza, può scrivere un testamento olografo, datato e firmato, e consegnarlo
personalmente all’Ufficio dello stato civile del comune di residenza e all’Asl di appartenenza. L’azienda sanitaria locale provvederà a conservarla e a trasmetterla telematicamente alla Banca
dati predisposta per le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT) tenuta dal ministero della Salute.
La donazione del proprio corpo dopo la morte ad un centro specializzato di anatomia rappresenta un gesto altruistico, indispensabile per la formazione di medici preparati e di chirurghi sempre
aggiornati. Solo grazie alla donazione della salma è possibile permettere ai nostri studenti di medicina di conoscere realmente il corpo umano, ed ai nostri medici e chirurghi di migliorarsi
giorno dopo giorno, permettendo loro di sperimentare nuove tecniche chirurgiche, senza essere costretti a recarsi all’estero per poter svolgere proprie ricerche, come attualmente accade.
Poiché vi é scarsa conoscenza riguardo alla donazione dei corpi a scopo scientifico, i medici della Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) hanno
stilato una lista di domande frequenti a cui hanno dato risposta per far comprendere meglio l’argomento. Eccone alcune:
Non c’è il rischio che mi dissezionino mentre sono ancora vivo?
Assolutamente no. Per essere certi che una persona sia davvero morta (che non si tratti di
morte apparente) si eseguono diversi esami, tra cui l’elettrotanatogramma, un elettrocardiogramma che dura venti
minuti e il cui tracciato piatto certifica legalmente la morte.
Quanti interventi si possono fare su un cadavere?
Tanti, una sessantina, anche un centinaio di interventi su tutte le parti del corpo.
Se dono il corpo, avrò lo stesso una tomba?
Ci sono due tipi di donatori: quelli che decidono di lasciare il proprio corpo alla ricerca e non vogliono più saperne nulla, e quelli che
chiedono che il corpo venga poi riconsegnato ai familiari. In quest’ultimo caso, il funerale si svolge regolarmente e
successivamente il corpo viene portato in un centro dove rimane per qualche settimana o mese. Quindi viene ricomposto e portato definitivamente al cimitero. I tempi dipendono dal flusso di
donazioni: più ce ne sono, più corsi si organizzano e meno tempo restano nel centro.
Alla fine, il cadavere va a finire al luogo di sepoltura o di cremazione e si mantiene sempre l’identità della persona.
È stato istituito un Elenco Nazionale di Centri di Riferimento per la Conservazione ed Utilizzazione dei Corpi dei Defunti, che consta delle seguenti strutture:
• I.R.C.C.S. Multimedica di Sesto San Giovanni (MI)
• I.R.C.C.S. Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (IS)
• Sapienza Università di Roma
• Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
• Università degli Studi di Padova
• Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari
• Università degli Studi di Messina
• Humanitas University di Rozzano (MI)
• Università degli Studi di Palermo
• Università degli Studi di Brescia
• I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele – Gruppo San Donato di Milano.
Dal momento dell’arrivo presso il Centro di Riferimento, il Centro è garante dell’identificazione e tracciabilità del corpo e delle parti anatomiche fino alla restituzione, in
condizioni dignitose, alla famiglia.
Il termine perentorio per la restituzione del corpo alla famiglia è di dodici mesi. Qualora la famiglia non ne richieda la restituzione, la sepoltura o eventuale cremazione avviene a carico del
Centro di Riferimento.
Tutti i cadaveri si possono donare alla scienza, anche quelli di persone molto anziane. Il DPR 10/02/2023 ha tuttavia specificato alcune cause di esclusione dell’utilizzo del
cadavere:
• Patologie infettive: soggetti affetti da HIV, HBV, HCV, tubercolosi, sifilide, encefalopatie spongiformi trasmissibili, infezioni correlate all’assistenza – nei casi in cui l’infezione
costituisca causa esclusiva o prevalente del decesso – e infezioni correlate all’antimicrobico-resistenza, SARS-CoV-2 – inclusi i casi probabili, sospetti e confermati -, infezioni emergenti
o particolari patologie in grado di esporre a grave rischio la salute degli operatori del settore.
• Pazienti sottoposti a trattamenti recenti con radionuclidi.
• Cadaveri sottoposti a Riscontro Diagnostico o Autopsia Giudiziaria (in questo caso può essere chiesta la manipolazione della salma a distanza di anni).
• Corpi con gravi mutilazioni ed estese ferite aperte di natura traumatica.
• Casi di suicidio.
• Soggetti deceduti all’Estero.
Sono in ogni caso fatte salve le previsioni per i casi di morte violenta o casi per i quali vi sia sospetto di morte dovuta a reato.
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