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Qual’é il legame tra il cibo e la morte?

Il cibo è vita. Ma qual’é il suo rapporto con la morte?
Il legame tra morte e cibo si manifesta in due direzioni opposte: l’impatto della dieta sulla mortalità e il ruolo simbolico-rituale del cibo nel lutto per onorare i defunti.
Per quanto riguarda il rapporto tra la dieta e la morte, secondo studi citati su The Lancet, la scorretta alimentazione causa 1 decesso su 5 a livello globale. Ad esempio abituarsi ad aggiungere sale a tavola é associato ad un aumento del 28% del rischio di morte prematura (prima dei 75 anni), riducendo l’aspettativa di vita fino a due anni.
Un consumo maggiore di alimenti ultra-processati è stato associato a una mortalità più elevata. I decessi legati all’alimentazione industriale sarebbero superiori ai decessi associati al tabacco e supererebbero di quasi 20 volte quelli dovuti alle armi.

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In Italia per riallacciare il rapporto che i vivi hanno con i defunti, la tradizione prevede nel giorno della Festa dei Morti la preparazione di dolci specifici per onorare gli antenati. Ad esempio il Pane dei Morti in Lombardia, oppure gli Ossi da Morto, biscotti tipici della tradizione siciliana, veneta e piemontese ma realizzati con differenti preparazioni, il Torrone dei Morti partenopeo. In molte regioni come Lombardia, Umbria, Marche e Lazio si preparano dei dolci chiamati Fave dei Morti che sono una palese eredità delle fave che gli antichi bruciavano nei rituali. Ma ci sono anche i Cavalli in Alto Adige, dolcetti probabilmente legati all’antico culto della dea Epona (da epos = cavallo) protettrice celto-romana dei cavalli e accompagnatrice dei morti nell’oltretomba, gli Stinchetti dei Morti in Umbria, le Dita di Apostolo in Calabria e i Seni della Vergine in Sicilia.
In Romagna troviamo la Piada dei Morti a base di uvetta, noci, mandorle, pinoli e miele. In Puglia c’è il Grano cotto, un grano dolce aromatizzato con ingredienti che rappresentano concetti ben precisi: il grano rappresenta il corpo; il vincotto il sangue; il cedro l’anima; il melograno rappresenta gli occhi; la noce il cervello; infine il cioccolato sinonimo di fertilità e di coniugazione sessuale.

In Sicilia è ancora viva la tradizione che i morti tornano dai sepolcri per portare dolci, frutta e giocattoli ai bambini. Infatti viene fatto credere ai bimbi che, se sono stati buoni e hanno pregato per le anime care, i defunti torneranno a portar loro dei doni. Quando i fanciulli dormono, i genitori preparano i pupi di zucchero con frutta, cioccolatini e monetine, e li nascondono. Al mattino i bimbi iniziano la ricerca, convinti che durante la notte i morti siano usciti dalle tombe per portare i regali. La commemorazione dei defunti diventa quindi una festa, un modo per scacciare la paura della morte dai bambini, che in questo modo pensano ai propri nonni come a spiriti benevoli e giocosi.
La questua infantile era un’altra usanza molto diffusa in tutta Italia, in particolare in Sardegna. I bambini (che, come è noto, costituiscono simbolicamente i vicari dei defunti), in orari definiti e con formule consuetudinarie, andavano a bussare alle porte delle case dicendo «Morti, morti!» ricevendo in cambio doni, dolci o frutta.


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