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La mineralizzazione della salma
Con il termine mineralizzazione della salma si intende quel processo che permette al cadavere di essere trasformato in ossa senza determinare pericoli per la salute pubblica.
Secondo la legge italiana, spetta alle strutture cimiteriali occuparsi di mantenere le spoglie mortali finché non sia avvenuto completamente il processo di mineralizzazione.
La mineralizzazione delle salme pertanto è uno dei compiti principali di chi gestisce cimiteri, in quanto deve assicursi che tutte le salme, inumate o tumulate, si trasformino in ossa.
Se nel giro di pochi mesi avviene la liquefazione cadaverica, la scheletrificazione richiede molto più tempo e avviene ad opera di microrganismi che per svilupparsi hanno bisogno
di un habitat favorevole.
Per questo motivo si tende a distinguere i processi trasformativi in:
Veloci, mediante l’utilizzo di forni crematori,
con il risultato di avere delle ceneri;
Lenti, con la sepoltura in terra o la
tumulazione in loculo aerato fino ad avere delle ossa;
Molto lenti, con la sepoltura in loculo stagno, con il risultato di avere delle ossa e, spesso, una corificazione.
La velocità di mineralizzazione dei cadaveri dipende da vari fattori. Affinché i resti mortali si trasformino in ossa, è necessario che si verifichi un processo di ossidazione, e quindi di ossigenazione: più si facilita l’ossidazione e più la mineralizzazione sarà veloce.
Nel caso di seppellimento per inumazione del cadavere, si ricercano terreni
particolarmente adatti, porosi, poco umidi, migliorati artificialmente ad esempio mediante la creazione di scoli di acque superficiali attorno al cimitero, o con riporto di terra
con le giuste caratteristiche oppure ancora aggiungendo sostanze biodegradanti, meglio se assieme ad humus.
Terreni aventi un ph neutro favoriscono la velocità della mineralizzazione.
Come già detto, la mineralizzazione dei resti mortali avviene ad opera di microrganismi che necessitano di un particolare habitat per svilupparsi.
L’habitat è costituito dal terreno, che deve essere idoneo per struttura geologica e mineralogica, per proprietà meccaniche e fisiche, nonché per livello della falda idrica.
Innanzitutto deve avere la caratteristica di favorire la percolazione delle acque meteoriche verso la falda o la profondità del terreno. Il cadavere infatti non può essere a
contatto con la falda sia per questioni di inquinamento, sia perché un corpo immerso in acqua tende a saponificare e non a mineralizzare.
Una percentuale di umidità nel terreno costituisce un ambiente favorevole allo sviluppo di microrganismi e funghi. Poiché le acque meteoriche percolanti favoriscono la mineralizzazione, si
intuisce che tanto più la superficie del terreno risulta coperta da lapidi, lastre e monumenti, tanto meno il cadavere si mineralizza.
Se il terreno è troppo sabbioso le salme si mummificano.
Se il terreno è troppo argilloso le salme invece si saponificano.
Se il terreno è troppo ricco di pietre fa percolare troppo le acque meteoriche, rendendo l’ambiente sfavorevole allo sviluppo dei batteri.
Un terreno con granulometria mista è la tipologia migliore. Una temperatura del terreno più alta consente la creazione di un ambiente favorevole per le trasformazioni batteriche.
Un problema particolare è costituito dai residui dello scioglimento dei cadaveri, i quali tendono ad intasare il terreno sotto ed attorno alla cassa. Dopo qualche anno infatti la capacità di mineralizzazione diminuisce e si ha la necessità di rinnovare il terreno con smaltimento di quello vecchio.
L’utilizzo di additivi enzimatici, ossia composti ad azione scheletrizzante/accelerante di decomposizione che velocizzano il processo di mineralizzazione sia dei cadaveri
che dei resti mortali, é normato dal regolamento comunale di polizia mortuaria.
Questi possono ad esempio essere impiegati prima della tumulazione sul fondo del loculo o della vaschetta di raccolta dei liquidi cadaverici o posti all’interno della cassa funebre.
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