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La trattoria


Tu: «Conosci questo posto? sei già stata qui?»

Cinzia: «Sì ci sono già stata quattro o cinque volte. Accogliente e si mangia bene. A pranzo, durante i giorni feriali come questo, è frequentato per la maggior parte da operai che lavorano nel posto»

Varcate la porta, e mentre salutate oltrepassando il bancone del bar, avete come la sensazione di avere gli occhi addosso di tutti i presenti. Ignorate gli sguardi e vi sedete in un tavolo libero situato in fondo alla sala.
Un grande arco in mattoni domina la sala, mentre nell'intonaco ingiallito emergono qua e là parti di mura in pietra a vista.
Anche il pavimento in cotto, disomogeneo ed irregolare, con discromie e differenze di colore, e in parte segnato dal continuo calpestio dei clienti che sono entrati ed usciti nel corso degli anni, dava un senso di autenticità.
L'ambiente era complessivamente rustico e carino, e predisponeva positivamente.

Tu: «Carino qui...»

Cinzia: «Sì. Sono un po' provinciali, ma mi sono sempre trovata bene»

Tu: «Vado a lavarmi le mani»

Il bagno è pulito ma davvero minuscolo. Pensi che una persona claustrofobica di certo avrebbe seri problemi di ansia in uno spazio così compatto. Persino lo specchio era ridotto ai minimi termini.

Quando ritorni al tavolo, Cinzia non c'è. E non vedi neanche la sua borsa, nè sulla sedia e nè sul tavolo. Ti guardi intorno nella sala, ma non la vedi. Lanci una lunga occhiata in direzione del bancone del bar, ma anche lì nessuna traccia della tua amica.

Sparita??

Dove diavolo è andata?