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Speranza di vita |
La speranza di vita o aspettativa di vita (equivalente a vita media, o numero ulteriore di anni di vita dopo l'età x) è un indicatore statistico che esprime il numero medio
di anni della vita di un essere vivente a partire da una certa età, all'interno della popolazione indicizzata.
Solitamente l'espressione è usata per indicare il numero medio di anni che ogni neonato ha la probabilità di vivere. Si tratta di un indice basato su un complesso modello teorico, utilizzato
nelle scienze attuariali e nelle statistiche demografiche e calcolato per mezzo delle costanti biometriche riportate nelle tavole di mortalità.
La speranza di vita alla nascita (o durata media della vita o vita media), rappresenta il numero medio di anni che un bambino nato in un determinato anno vivrebbe se nel corso della sua
intera vita fosse esposto agli stessi rischi di morte che le persone viventi in quello stesso anno sperimentano alle diverse età.
La speranza di vita a soggetti di X anni esprime il numero medio di anni che restano da vivere ai sopravviventi all'età x.
La vita probabile é un indice che esprime il numero di anni che un individuo avrà quando la metà dei suoi coetanei saranno deceduti. Proviene da tavole di mortalità che si costruiscono
in base ai dati di un censimento ed alle osservazioni delle morti, distribuite per età nel triennio a cavallo del censimento stesso.
Occorre tenere presente che l'aspettativa di vita é strettamente correlata alle diverse età: l'allungamento dell'aspettativa di vita alla nascita, ad esempio, potrebbe essere la
semplice conseguenza della riduzione dei tassi di mortalità infantile, dovuta a migliori condizioni igieniche e sanitarie.
In passato, la durata media di vita superava i 35 anni appena. A inizio del XIX secolo, in nessun paese del mondo si elevava sopra i 40 anni. Oggi la speranza di vita alla nascita
a livello globale è mediamente di circa 73 anni. Le donne vivono in media quasi 5 anni più a lungo degli uomini in gran parte dei paesi del mondo. Negli ultimi due secoli, la differenza di
speranza di vita tra donne e uomini si è andata ampliando.
L'età media dei cittadini italiani è andata crescendo nel corso dell'ultimo secolo, in particolare dagli anni ‘50 in poi, anche grazie alla qualità del servizio sanitario nazionale. Nel
2023, in Italia il livello dell'indicatore più noto di longevità si attestava sui 83,1 anni (81,1 per gli uomini e 85,2 per le donne).
Tuttavia i livelli di salute risultano diseguali lungo lo stivale, con picchi negativi nelle regioni del centro-sud.
Secondo quanto riportato dall'Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione, pubblicato nella Rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia,
le persone meno istruite hanno un'aspettativa di vita inferiore di tre anni rispetto a quelle più istruite. Dati che confermano uno studio del 2018 condotto
dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, secondo il quale gli italiani più longevi sono quelli più istruiti e che vivono nel nord-est.
Un cittadino italiano con un livello di istruzione basso può sperare di vivere fino a 77 anni. Un individuo che possiede almeno una laurea fino a 82.
Tra i 25 e i 44 anni la prevalenza di persone che presentano almeno una malattia cronica grave è del 5,8% tra coloro che hanno un titolo di studio basso e del 3,2% tra i laureati. Questo divario
aumenta con l'età: nel range 45-64 anni è del 23,2% tra le persone con la licenza elementare e dell'11,5% tra i laureati.
Come detto, la speranza o aspettativa di vita è un indicatore dei livelli di sopravvivenza di una popolazione. Più precisamente misura il tempo medio di permanenza in vita
a partire da una specifica età.
La speranza di vita per un gruppo particolare della popolazione dipende da molte variabili in cui rientrano lo stile di vita, l'accesso alla sanità, la nutrizione,
lo stato economico, la mortalità e i dati pertinenti della morbosità. Contrariamente a quanto si possa pensare, la speranza di vita non rappresenta semplicemente un indice demografico:
l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) definisce il calcolo dell'aspettativa di vita come uno dei principali indicatori per valutare lo stato di sviluppo di una popolazione, perché,
combinato con l'indice di mortalità infantile, rispecchia lo stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive un popolo.
Le tavole di mortalità (dette anche tavole di sopravvivenza) sono raccolte di rilevazioni statistiche elaborate dall’ISTAT inerenti alla durata della vita dei cittadini
di una popolazione omogenea e si basano sul principio logico secondo il quale tutti i soggetti nascono e muoiono. Il nodo focale di questa analisi è l’eliminazione per morte di
un’intera generazione di nati. In concreto, l’analisi statistica procede fino all’estinzione dell’ultimo nato di una data generazione, sia essa reale o fittizia.
Qualunque sia il gruppo di riferimento preso in considerazione per comporre la tabella di mortalità, ciò che rimane sempre invariato è l’origine e il termine
della tavola stessa, che rappresentano gli estremi di nascita e morte.
Al contrario, l’elemento variabile è dato dalla velocità con la quale il gruppo si estingue per decesso. La differenza tra un gruppo e l’altro risulta,
infatti, essere legata alle prospettive di durata della vita degli appartenenti alla classe presa in considerazione.