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Dove muoiono gli italiani |
Il medico che certifica la morte di una persona e la causa del decesso, é tenuto ad indicare nella redazione dell'atto di morte anche il luogo dove é avvenuto il decesso. Le possibilità di quest'ultima variabile sono: abitazione, istituto di cura pubblico o privato o accreditato, struttura residenziale o socio-assistenziale, hospice, altro (incluso istituto di pena).
Abitazione: luogo dove generalmente si muore o per cause improvvise o perché il malato viene accudito in casa.
Istituto di cura pubblico-privato-accreditato: luogo caratterizzato da una forte assistenza medica e dove si muore per qualsiasi tipologia di patologia o trauma.
Struttura residenziale o socio-assistenziale, che include le residenze per anziani dove si concentra la maggior parte dei decessi per questo insieme. Le residenze
per anziani si suddividono a loro volta in:
case di cura, che ospitano anziani parzialmente autosufficienti, ma affetti da patologie acute che richiedono assistenza sanitaria continua da parte di personale specializzato;
case di riposo, strutture residenziali per persone anziane che non possono essere più accudite dai loro familiari. Accolgono soggetti almeno parzialmente autosufficienti che non
necessitano di assistenza medica continua, ma unicamente di eventuali cure infermieristiche. Possono accomunate ad una casa soggiorno o casa vacanza per anziani,
dove si incentivano le relazioni sociali attraverso l’organizzazione di attività ludiche e ricreative, con l’obiettivo di tenere compagnia alle persone sole.
Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), strutture dedicate ad anziani non autosufficienti, ma anche ad adulti disabili, che necessitano di assistenza medica, infermieristica e
riabilitativa a tempo pieno. In queste strutture è garantita la presenza di un medico 24 ore su 24 e di un sostegno continuativo anche per lo svolgimento delle attività quotidiane.
Hospice (o Centri residenziali di Cure palliative), residenze rivolte a pazienti affetti da patologie ad andamento cronico ed evolutivo, per le quali non esistono terapie volte alla guarigione. Al loro interno vengono erogate le cure palliative, allo scopo di alleviare le sofferenze dei pazienti nella fase terminale della malattia e migliorare la qualità del fine vita.
In questi quattro luoghi si verifica circa il 95% dei decessi in Italia.
Secondo uno studio per tipologia del luogo del decesso, in Italia nel 2021, il 42,1% dei decessi è avvenuto in un istituto di cura, il 39,2% in casa, il 9,2% in una struttura
residenziale, il 5,4% in un hospice e il restante 4,8% per strada, nel luogo di lavoro o in carcere.
Il luogo dove si esala l’ultimo respiro è un indicatore della qualità del fine vita. Viviamo in una società nella quale prevale il concetto e la pratica della delega. La delega a strutture
organizzate, legittimate sul piano scientifico e amministrativo, per cui i deleganti si sentono in pace con se stessi, una volta affidata la persona cara alla realtà istituzionale organizzata.
Nonostante morire in strutture ospedaliere sia un tratto caratteristico della nostra società, tanto che si parla di ospedalizzazione della morte, é largamente condivisa l’idea che,
a parità di altre condizioni, è preferibile morire nel proprio letto, vicino ai propri cari, attorniati dai valori della famiglia.